Sono finiti da poco i test ambientali di Blue Moon Mark 1, noto anche come Endurance: un lander lunare senza equipaggio sviluppato da Blue Origin, l’azienda spaziale di Jeff Bezos, il proprietario di Amazon.
I test termici si sono svolti nella colossale Camera A del Johnson Space Center, una struttura alta 36 metri, quanto un palazzo di dodici piani, costruita molti anni fa per il programma Apollo.
Questo tipo di test, chiamato in gergo “termovuoto”, è la mia specializzazione professionale. Per i satelliti è il collaudo più importante che si possa fare prima del lancio, perché riproduce le condizioni di vuoto e temperature estreme dello spazio e permette di verificare che il sistema funzioni correttamente in un ambiente del tutto diverso da quello a cui siamo abituati sulla Terra.
Una volta avviata, una campagna di termovuoto va avanti giorno e notte per settimane, con squadre di tecnici che si danno il cambio per simulare le operazioni più importanti previste durante la missione. Non può essere sostituito da simulazioni al computer, perché la combinazione del vuoto e delle temperature estreme calde e fredde può far emergere problemi che a temperatura e pressione ambiente non ci sarebbero e che non sono pienamente prevedibili. In vita mia ho fatto una trentina di test di questo genere e ogni volta ho incontrato qualche imprevisto che ha richiesto lavoro di gruppo e creatività per essere risolto. Per chi lavora nel settore il termovuoto è uno dei momenti più delicati, faticosi e gratificanti dello sviluppo di un veicolo spaziale.
La missione di Endurance è prevista per quest’anno, con un atterraggio nella regione del Polo Sud lunare. Servirà a dimostrare capacità di propulsione, navigazione e atterraggio essenziali per le successive missioni con equipaggio del lander Mark 2, nell’ambito del programma Artemis. Inoltre Endurance trasporterà sulla Luna due payload: un sistema di telecamere ad alta risoluzione che studierà l'interazione tra il getto dei motori del lander e la superficie lunare durante la discesa e l'atterraggio e un sistema laser che consentirà ai veicoli spaziali in orbita di determinare la propria posizione in modo più accurato.
Lo scorso mese di aprile il lanciatore New Glenn di Blue Origin ha avuto un problema al secondo stadio che ha impedito il corretto dispiegamento di un satellite in orbita bassa. Anche lo sviluppo del lander concorrente di SpaceX sta incontrando contrattempi. Se la missione di Endurance avrà successo, rafforzerà la posizione di Blue Origin come fornitore di lander lunari e sarà un segnale positivo per tutto il programma Artemis. Al contrario, problemi significativi potrebbero comportare ulteriori ritardi nel ritorno americano sulla Luna.