inizio lento, questa mattina. nostalgia di un letargo mai vissuto, a cui mi accorgo di aspirare sempre di più, con gli anni che passano. inizio lento perché posso permettermelo (la precarietà ha i suoi vantaggi?), perché so accelerare quando serve. pensavo di essere pigro, mi scopro spesso in movimento, pieno di cose da fare, tra necessità (il lavoro, che continuo a costruirmi mutevole) e piacere (il libro, la musica, la radio, le fughe in bici in collina appena si può). ho lezioni e seminari da preparare, una traduzione in arrivo, il nuovo libro e l'album da chiudere. scopro che il mio primo libro sta entrando in programmi accademici mentre io dall'accademia resto fuori. la disciplina del fare aiuta a tenere saldi i pensieri, ma in testa una voce insiste a chiedere se non abbia più senso sottrarsi, deragliare tutto.
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@kappazeta tutto molto comprensibile.
Io mi ritrovo spesso bloccato dalle cose che faccio, e le cose che faccio mi impediscono di fare le cose che vorrei fare.
La tentazione di mandare tutto a fanculo è spesso forte.
Non credo sarei in grado di restare fermo e non fare nulla, ma dei (lunghi) momenti di dolce far niente non mi dispiacerebbero.