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Venezuela, il Partito comunista: “Né tutela imperialista né continuità autoritaria”

Per una soluzione popolare, democratica e sovrana alla crisi Dichiarazione dell'Ufficio Politico del  Partito Comunista del VenezuelaCaracas, 6 gennaio […]

Per una soluzione popolare, democratica e sovrana alla crisi

Dichiarazione dell’Ufficio Politico
del  Partito Comunista del Venezuela
Caracas, 6 gennaio

L’Ufficio Politico del Comitato Centrale del Partito Comunista del Venezuela (PCV), eletto dal XVI Congresso Nazionale, nel novembre 2022, ribadisce la sua più ferma e categorica condanna (già espressa in un primo comunicato del 3 gennaio mentre i fatti erano ancora in corso) dei criminali attentati compiuti dalle forze militari degli Stati Uniti sulla città di Caracas e in altre località del paese nelle prime ore del mattino del 3 gennaio, un’azione che costituisce una grave aggressione alla sovranità nazionale e una flagrante violazione del diritto internazionale.

Il Partito Comunista del Venezuela (PCV) condanna la detenzione violenta e illegale dei cittadini Nicolás Maduro Moros e Cilia Flores, effettuata nell’ambito di questo intervento militare straniero. Gli Stati Uniti stanno ancora una volta agendo come gendarme del mondo, applicando le loro leggi extraterritorialmente e ignorando apertamente i principi di sovranità, autodeterminazione dei popoli e non ingerenza. Le leggi statunitensi non hanno giurisdizione in Venezuela e nessuna potenza straniera è autorizzata a imporre la propria volontà con la forza delle armi.

Questa posizione non implica, in nessun caso, alcuna difesa politica del governo autoritario, antidemocratico, antioperaio e antipopolare di Nicolás Maduro, che deteneva di fatto la Presidenza della Repubblica. Maduro e la dirigenza del Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV) si sono resi responsabili di gravi violazioni della Costituzione, delle leggi e dei diritti politici, sindacali e sociali dei lavoratori, creando condizioni favorevoli ai piani imperialisti di assedio e aggressione contro il paese.

Sono trascorsi quattro giorni dall’aggressione militare dell’amministrazione di Donald Trump e, ad oggi, le autorità venezuelane non hanno ancora pubblicato un rapporto ufficiale sulle vittime civili e militari, sui danni materiali causati dai bombardamenti o, tanto meno, una spiegazione dell’incapacità delle forze di sicurezza di rilevare e rispondere a un attacco militare straniero. Questo silenzio non è solo inaccettabile, ma sospetto. Il paese ha il diritto di conoscere la verità sulle conseguenze di questo atto di guerra.

Donald Trump ha apertamente confermato che la presunta “lotta al narcotraffico” non era altro che un palese pretesto per nascondere i suoi veri obiettivi: il controllo del petrolio e delle risorse strategiche venezuelane. Le sue dichiarazioni, in cui afferma che governerà il Venezuela e ne gestirà le risorse petrolifere, confermano la natura apertamente neocoloniale e predatoria di questo intervento.

Il fatto che l’amministrazione Trump abbia reso pubbliche le sue richieste alle nuove autorità venezuelane, tra cui l’accesso privilegiato per le aziende statunitensi alle risorse petrolifere del paese, il divieto di vendita di petrolio greggio e la rottura delle relazioni con le nazioni che l’amministrazione considera “nemiche” degli interessi degli Stati Uniti, conferma che il conflitto che i venezuelani stanno attualmente vivendo fa parte della feroce lotta tra potenze imperialiste e nazioni capitaliste in ascesa per il controllo dei mercati, delle materie prime, delle rotte commerciali e delle sfere di influenza, nel contesto di una crisi strutturale del capitalismo in continua crescita a livello mondiale.

Questi eventi confermano anche quanto il Partito Comunista del Venezuela (PCV) ha ripetutamente denunciato: la dirigenza del PSUV stava negoziando alle spalle del paese con Washington, mentre il popolo venezuelano era immerso in una grave crisi politica, economica e sociale. Ne sono prova gli appelli alla “cooperazione” e allo “sviluppo condiviso” lanciati da Delcy Rodríguez di fronte alle minacce e alle imposizioni del potere imperialista.

Non bisogna dimenticare, inoltre, che questa operazione militare è stata guidata irresponsabilmente dal settore più reazionario dell’opposizione, guidato da María Corina Machado, ora spodestata dai suoi stessi alleati, i quali hanno chiarito che né la democrazia né i diritti umani guidano le loro azioni, ma che le loro vere ambizioni sono concentrate sul controllo e l’appropriazione dell’industria energetica venezuelana, anche se ciò significa mantenere la continuità dell’attuale regime come suo braccio esecutivo.

L’intervento militare statunitense, sebbene incoraggiato da alcuni all’interno del paese, non contribuisce a superare la crisi nazionale; anzi, la esacerba. Le condizioni di vita del popolo venezuelano continuano a peggiorare, mentre l’élite al potere non intraprende alcuna azione per ripristinare i diritti e la dignità della classe operaia.

Mettiamo inoltre in guardia dalle pericolose implicazioni del recente decreto sullo stato di emergenza, che potrebbe trasformarsi in uno strumento di repressione nelle mani di attori che hanno mantenuto la loro egemonia attraverso il terrore, dopo aver perso il sostegno popolare.

Il Partito Comunista del Venezuela (PCV) insiste sull’urgente necessità di costruire una soluzione politica popolare, costituzionale, democratica e sovrana alla crisi. Né l’occupazione né la tutela imperialista, né la continuazione del regime autoritario, costituiscono soluzioni favorevoli per i lavoratori.

Che tutte le persone arbitrariamente detenute in seguito all’illegittima proclamazione di Nicolás Maduro come presidente siano immediatamente rilasciate, tra cui Enrique Márquez, rapito un anno fa per aver chiesto la pubblicazione dei risultati delle elezioni presidenziali, nonché tutti gli attivisti incarcerati per aver combattuto e difeso i diritti costituzionali del popolo venezuelano.

Salari e pensioni devono essere salvati dall’abisso in cui li ha gettati il ​​programma neoliberista del PSUV. Da questo dipende la dignità delle famiglie lavoratrici venezuelane.

La soluzione all’attuale pericolosa crisi e alla reale minaccia di un’escalation militare imperialista risiede nella fine del regime autoritario e nel ripristino dell’ordine costituzionale, ripristinando le libertà democratiche e indire immediatamente elezioni presidenziali con piene garanzie per i cittadini e le organizzazioni politiche. Per raggiungere questo obiettivo, le attuali autorità del Consiglio Elettorale Nazionale (CNE) devono dimettersi e i partiti politici, incluso il Partito Comunista del Venezuela (PCV), devono riacquistare il loro status legale.

La lotta per il ripristino della Costituzione e dello stato di diritto chiama in causa tutte le forze rivoluzionarie, popolari e autenticamente democratiche del paese.

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