Da Silvana Sale
Condanna ferma e totale, l’aggressione militare degli Stati Uniti contro il Venezuela è un crimine contro uno Stato sovrano e il suo popolo.
Quello che sta accadendo in Venezuela in queste ore è una macchia indelebile sulla coscienza dell’ordine internazionale e sulla dignità umana.
La notte tra il 2 e il 3 gennaio 2026 il governo degli Stati Uniti ha lanciato un attacco militare su larga scala contro il territorio venezuelano, scatenando una serie di esplosioni a Caracas e in altre zone strategiche, con aerei a bassa quota e bombardamenti diretti su infrastrutture del paese.
Le autorità venezuelane hanno denunciato quest’azione come una gravissima aggressione militare, etichettandola per quella che è, un uso indiscriminato della forza contro uno Stato sovrano, una violazione palese del diritto internazionale e un atto di prepotenza arrogante da parte di Washington.
Il governo legittimo di Caracas ha reagito dichiarando lo stato di emergenza nazionale, mobilitando la popolazione e respingendo con rabbia e determinazione quello che ha definito un tentativo di impossessarsi con la forza delle risorse strategiche del Venezuela, in particolare del suo petrolio e dei suoi minerali.
Il presidente Nicolás Maduro, il suo governo e il popolo venezuelano si trovano oggi sotto il peso di un attacco esterno senza precedenti nella storia recente dell’America Latina.
Le autorità di Caracas hanno definito questo intervento come un colpo militare giustificato con pretesti costruiti ad arte che non reggono alla verifica dei fatti, perché il Venezuela non ha mai rappresentato una minaccia reale agli Stati Uniti né sul piano militare né per la sicurezza nazionale.
La versione ufficiale statunitense parla di un’operazione che avrebbe portato alla cattura del presidente Maduro e di sua moglie, ma questa affermazione non è stata verificata in modo indipendente e le autorità venezuelane non hanno rilasciato alcuna prova di vita o conferma.
Al contrario, il governo di Caracas insiste nel respingere categoricamente la narrazione Usa e nel denunciare che questo attacco è stato pianificato con l’obiettivo reale di controllare le immense riserve petrolifere venezuelane, risorse che da decenni vengono sfruttate da compagnie straniere mentre il popolo venezuelano paga il conto umano ed economico.
La reazione internazionale da parte di paesi e governi non allineati o critici verso l’egemonia statunitense è stata dura e senza esitazioni.
La Federazione Russa ha definito l’attacco come un "atto di aggressione armata" profondamente preoccupante e condannabile, sottolineando che non esistono basi legittime per un’azione militare del genere e che si tratta di una violazione esplicita del diritto internazionale.
Le autorità russe hanno ribadito che un’operazione simile, senza un pericolo reale per gli Stati Uniti, è inaccettabile e lesiva dei principi di sovranità nazionale e autodeterminazione dei popoli.
Anche l’Iran ha condannato con forza l’intervento, definendolo una flagrante violazione della sovranità territoriale del Venezuela e della Carta delle Nazioni Unite che proibisce l’uso unilaterale della forza contro un altro Stato.
Il popolo venezuelano, colpito da esplosioni e combattimenti nelle strade, vive ore di paura.
Le immagini e le testimonianze provenienti da Caracas raccontano di una città scossa da esplosioni, di civili terrorizzati e di una popolazione che si ritrova a dover reagire a un’aggressione esterna di proporzioni immani.
Questo attacco non è soltanto un episodio di geopolitica, è una ferita aperta nella carne di una nazione che aveva già sofferto moltissimo negli ultimi anni a causa di pressioni economiche e sanzioni internazionali.
La storia giudicherà duramente chi ha deciso di calpestare la sovranità di un altro Stato in nome di interessi economici, politici e di egemonia.
Solidarietà totale al Venezuela, al suo governo legittimo e al presidente Nicolás Maduro, che oggi più che mai rappresentano la resistenza di un paese che sceglie di difendere il proprio destino contro una potenza straniera prepotente e arrogante.
Ogni forma di giustificazione di questa aggressione non può che essere respinta con rabbia e indignazione, l’uso della forza per rubare risorse, per imporre un ordine politico o per cancellare un governo è un crimine contro l’umanità e un attacco alla dignità delle nazioni sovrane.
Non dimentichiamo chi ha iniziato questa guerra né perché è stata scatenata, la pretestuosa accusa di narcotraffico o insicurezza serve solo a mascherare il vero obiettivo di controllare il petrolio venezuelano, la linfa vitale di una nazione ricca di risorse ma spesso sfruttata da forze esterne.
Questa è una dittatura dell’arroganza globale, una prepotenza che deve essere denunciata con tutta la forza della verità e del diritto dei popoli a decidere del proprio futuro senza interferenze esterne.
Quella USA è un’aggressione che offende la dignità di un intero popolo e ignora i principi fondamentali della convivenza tra Stati.
La comunità internazionale non può rimanere nuovamente in silenzio di fronte a questa violenza ingiustifica, il Venezuela merita rispetto, protezione della propria sovranità e solidarietà concreta in queste ore in cui è vittima di ascchi terroristici.
In un mondo che abbia ancora un minimo di giustizia, chi ordina aggressioni arroganti e criminali come ha fatto Donald Trump con il Venezuela, dovrebbe essere trascinato davanti alla legge e pagare per ogni singolo crimine commesso, senza più scuse.
Articolo a cura di Silvana Sale, 3 gennaio 2026
Silvana Sale