@elettrona
@macfranc
Vorrei fare una riflessione che non è una critica alla persona, ma un invito alla coerenza nel modo in cui discutiamo.
Qualche giorno fa abbiamo parlato, giustamente, della necessità di rispettare le persone con disabilità e neurodivergenze, soprattutto quando certe parole possono ferire o trasformare una discussione in un attacco personale.
Credo però che questo criterio debba restare valido anche quando ci confrontiamo con paure o sensibilità che non condividiamo.
Quando si parla di smart glasses, privacy, molestie o timori legati all'essere osservati, possiamo trovarci davanti a sensibilità molto diverse. Qualcuno può avere paure che a noi sembrano eccessive. Qualcun altro potrebbe aver vissuto situazioni spiacevoli e leggere certe tecnologie con molta più preoccupazione.
Questo non significa che tutte le opinioni abbiano lo stesso fondamento, né che disabilità e paura delle molestie siano situazioni equivalenti.
Significa semplicemente che se chiediamo inclusione e rispetto, dovremmo provare ad applicare lo stesso metodo anche a chi esprime una paura o un'opinione che non condividiamo.
Espressioni come “dick head thinkers”, così come paragoni con animali che ringhiano o starnazzano, secondo me non aiutano. Spostano facilmente la discussione dalle idee alle persone.
Possiamo contestare con forza una posizione senza disprezzare chi la sostiene.
Forse è proprio questo il difficile esercizio di una comunità inclusiva: proteggere chi è vulnerabile senza creare nuove categorie di persone verso le quali diventa accettabile usare un linguaggio umiliante.
Miglioriamo tutti un po' i toni. Io per primo.