Assistiamo a un processo sempre più preoccupante in cui l’antifascismo rischia di essere progressivamente ricondotto a una questione di ordine pubblico, rendendo più semplice colpirne collettivi, reti, spazi e infrastrutture. Un processo che deve interrogarci anche in Europa e in Italia, dove gli spazi del conflitto sociale vengono progressivamente compressi attraverso dispositivi securitari, decreti sicurezza, sgomberi e forme sempre più pervasive di controllo.
Reprimere collettivi, reti e infrastrutture politiche non significa soltanto colpire chi dissente: significa restringere materialmente lo spazio nel quale il dissenso può esistere, organizzarsi e diventare azione collettiva.
Per questo la solidarietà ad Autistici/Inventati non riguarda soltanto la comunità hacker.
Riguarda chi considera la privacy un diritto, e non un privilegio da riconoscere soltanto a chi non disturba.
Riguarda chi difende crittografia e anonimato come strumenti essenziali di libertà e autodeterminazione.
Riguarda chi rifiuta l’idea che Internet debba essere interamente consegnata alle corporation, alle piattaforme proprietarie e agli apparati di sorveglianza.
Riguarda chi continua a credere nella possibilità — e nella necessità — di costruire spazi digitali indipendenti, decentralizzati e autogestiti.
Nel mio libro ho definito queste esperienze forme di r-esistenza digitale: infrastrutture aperte, partecipate, orizzontali, indipendenti, autogestite e autofinanziate, capaci di diventare strumenti concreti a sostegno dei movimenti sociali e delle loro pratiche.
Non sono semplicemente alternative tecnologiche.
Riguarda chi considera la privacy un diritto, e non un privilegio da riconoscere soltanto a chi non disturba.
Riguarda chi difende crittografia e anonimato come strumenti essenziali di libertà e autodeterminazione.
Riguarda chi rifiuta l’idea che Internet debba essere interamente consegnata alle corporation, alle piattaforme proprietarie e agli apparati di sorveglianza.
Riguarda chi continua a credere nella possibilità — e nella necessità — di costruire spazi digitali indipendenti, decentralizzati e autogestiti.
Nel mio libro ho definito queste esperienze forme di r-esistenza digitale: infrastrutture aperte, partecipate, orizzontali, indipendenti, autogestite e autofinanziate, capaci di diventare strumenti concreti a sostegno dei movimenti sociali e delle loro pratiche.
Non sono semplicemente alternative tecnologiche.
Sono esperimenti politici nel presente.
Sono la dimostrazione concreta che un’altra rete non soltanto è possibile, ma può essere costruita, abitata e praticata: una rete nella quale autonomia, cooperazione, condivisione dei saperi e mutuo supporto non siano principi astratti, ma scelte incorporate nelle infrastrutture che costruiamo e utilizziamo ogni giorno.
Per questo oggi difendere Autistici/Inventati significa difendere qualcosa che va oltre il collettivo stesso: la possibilità di costruire e mantenere infrastrutture autonome attraverso cui comunicare, organizzarsi, condividere saperi, produrre controinformazione e praticare dissenso.
Sono esperimenti politici nel presente.
Sono la dimostrazione concreta che un’altra rete non soltanto è possibile, ma può essere costruita, abitata e praticata: una rete nella quale autonomia, cooperazione, condivisione dei saperi e mutuo supporto non siano principi astratti, ma scelte incorporate nelle infrastrutture che costruiamo e utilizziamo ogni giorno.
Per questo oggi difendere Autistici/Inventati significa difendere qualcosa che va oltre il collettivo stesso: la possibilità di costruire e mantenere infrastrutture autonome attraverso cui comunicare, organizzarsi, condividere saperi, produrre controinformazione e praticare dissenso.