Agli uomini e donne occidentali che vogliono insegnare alle donne arabe come vivere. Guardate che non ce n'è bisogno: ci pensano da sé stesse
A noi non resta che prenderne atto e sostenere le loro lotte.
Le donne arabe e il femminismo (il loro!)
Le letture femministe del Corano nel mondo arabo (spesso inserite nel più ampio alveo del femminismo islamico) muovono da un presupposto cardine: il Corano non è intrinsecamente patriarcale, ma lo sono state le sue interpretazioni storiche, prodotte quasi esclusivamente da élite maschili nel corso dei secoli.
Studiose ed esegete arabe rivendicano una vera e propria sovranità ermeneutica. L'obiettivo non è abbandonare il testo sacro, ma utilizzarlo come lo strumento principale di liberazione ed emancipazione.
Le Tre Metodologie Principali dell'Esegesi Femminista
L'ermeneutica di genere applicata al Testo adotta tre approcci sistematici:
- La decostruzione dei versetti patriarcali: Smontare le letture classiche che giustificano il predominio maschile (come i ruoli economici o la gestione dei conflitti), dimostrando come riflettessero la cultura dell'Arabia del VII secolo e non la volontà divina universale.
- La valorizzazione dei versetti egualitari: Portare al centro del dibattito teologico tutti i passi che sanciscono in modo inequivocabile la totale parità spirituale, morale e civile tra uomo e donna.
- La correzione delle false narrazioni storiche: Rifiutare l'ingresso nella teologia islamica di miti misogini esterni (chiamati Isra'iliyyat), come l'idea che la donna sia nata da una costola o sia la sola responsabile del peccato originale.
Le Figure Chiave del Mondo Arabo
• Fatima Mernissi (Marocco): Sociologa pioniera, nel suo celebre saggio Le donne del Profeta ha applicato un rigoroso metodo storico-critico non solo al Corano, ma soprattutto ai Hadith (i detti del Profeta). Mernissi ha dimostrato come molti detti misogini fossero in realtà falsi storici o manipolazioni politiche post-islamiche per escludere le donne dal potere.
• Asma Lamrabet (Marocco): Medico e teologa, autrice del testo fondamentale Le donne nel Corano. Sostiene una "terza via": rifiuta sia il conservatorismo letteralista islamico sia il femminismo occidentale laico (che spesso liquida la religiosità come sottomissione). La sua è una "rilettura di liberazione" che dimostra la totale autonomia giuridica e spirituale che il Corano intendeva concedere alle donne.
• Omaima Abou-Bakr (Egitto): Docente universitaria e co-fondatrice dell'organizzazione Musawah, si concentra sulla decostruzione dei concetti di qiwamah (autorità protettiva dell'uomo) e wilayah (tutela), ridefinendoli non come una gerarchia di potere biologica o divina, ma come una responsabilità puramente contrattuale e fluida.
Il concetto di "Giustizia Superiore"
Il punto d'incontro di queste letture è la distinzione tra la lettera del testo (legata al contesto storico) e lo spirito del testo (orientato alla giustizia sociale). Le femministe arabe affermano che se una legge derivata dal Corano produce oggi ingiustizia o violenza contro le donne, tradisce il principio coranico supremo della giustizia ('Adl), e deve pertanto essere riformata.
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@emama @politica Possono dire quello che vogliono, ma la religione è una sottomissione, altro che no.
Le sacre scritture (di qualunque fede) sono state create dal potere per poter meglio controllare la società, quella di sottomettere per lo più le donne è una conseguenza.
Il problema dei movimenti femministi occidentali è che tendono a essere spesso e volentieri impositivi, anche lato occidentale. Vedi i temi dell'aborto, della prostituzione, della gravidanza per altri, la fecondazione assistita, il lavoro, tipo questa che se non odi gli uomini e non hai ambizioni da "leader" non sei abbastanza donna. Quelle che si comportano peggio degli antiabortisti con una che sceglie di proseguire una gravidanza e che, alla fine, diventano violente esattamente come le "pro life" con frasi tipo "come fai a tenertelo, ogni volta che lo guardi rivedi il bastardo che ti ha fatto del male", e così via.
Il femminismo dovrebbe contare l'autodeterminazione in tutte le sue forme, anche quelle che non ci piacciono.
Personalmente sono contraria al velo - anche se "velo" vuol dire niente. C'è quello che copre solo i capelli, quello che copre il volto, e il manto che copre tutto. Hijab, Niqab, e Burqa.
Ma capisco che per una musulmana residente in un paese occidentale, il velo possa rappresentare un segno di ribellione, anche verso il colonialismo che i nostri paesi hanno avuto per decenni verso i loro. Però ciò non toglie che il velo storicamente sia stato usato per sottomettere. Ciò non toglie che ci sono paesi tipo l'iran o tipo l'afghanistan dove se sei donna vieni messa a tacere, ti vietano addirittura di affacciarti alla finestra. Possono farmi tutte le discussioni sulle interpretazioni del corano che vogliono, ma fin che la religione è in politica e decide la vita di tutti, non possono raccontarmi di essere libere.