@matteopzz @diggita @thamichele @linux La frammentazione fa male anche al discorso disabilità. L'accessibilità all'informatica per ciechi, ipovedenti, disabili motori e (soprattutto) cognitivi, ha bisogno di standard rigidi. Ora non entro nel tecnico, ma a livello comunicativo pare un paradosso "l'inclusione ha bisogno di regole" perché includere vuol dire guardare qualsiasi eccezione che ci sia a questo mondo. Il che è per definizione utopico ma si cerca almeno di coprire più esigenze possibili. Linux non lo fa completamente, e questo rende difficile avvicinarsi a chi il computer non lo usa (solo) per produttività e svago, ma è una vera e propria "estensione" del corpo, insomma una protesi. E la comunità di sviluppo Linux, almeno in molte sue parti, ha la tendenza di dire "se hai bisogno di qualcosa, fattelo tu" con una narrazione "volere è potere" che non potrà mai coprire il background culturale, sociale, economico, di tutti.
L'altro giorno (lo trovate nel mio profilo) ho avuto in mano un tale, Robin Kipp, cieco, che è riuscito a rendere parlante un FlipperZero, uno di quei dispositivi hardware che servono a far funzionare telecomandi e cose strane. Però Robin ha, probabilmente, un background ingegneristico di tutto rispetto. Che io non ho.
Io, sto imparando ad "aggiustarmi le cose" grazie al codice assistito, insomma quello che il marketing chiama "vibe coding" come fosse un pene a pile. Rendo l'idea? Però fin che è un plugin WordPress gioco anche; ma non azzarderei mai a proporlo al pubblico né tanto meno a mettere le zampe su un materiale delicato come Linux. Rischierei solo di indispettire gli sviluppatori ancora di più e rendergli la questione accessibilità ancora più antipatica di quello che già gli è.
Spero di poter incontrare di persona qualcuno con cui parlarne al sfscon a Bolzano il prossimo novembre, così da scambiarci idee davvero davanti a un tavolo.